PERCHÈ ANDARE IN PSICOTERAPIA

Secondo il modello dell'Analisi Transazionale ognuno è responsabile del proprio comportamento, dei propri pensieri e delle proprie emozioni.

Se ognuno è responsabile di sè, a cosa serve lavorare con uno psicoterapeuta?

Uno dei modi in cui è possibile rispondere a questa domanda è nei termini della svalutazione e del proprio sistema di riferimento. Ciascun individuo investe un certo livello di energia nel cancellare alcuni aspetti della realtà che minaccerebbero il quadro del mondo che si è costruito a partire dall'infanzia. Per poter risolvere i problemi che si incontrano e cambiare efficacemente alcune situazioni di disagio è fondamentale essere consapevole degli aspetti svalutati, cioè ignorati, fin ora.

Il problema è in questo.

Proprio perchè gli aspetti che si stanno svalutando sono le proprie aree grigie. Grazie alla capacità di pensare è possibile talvolta anche individuare e correggere alcune delle proprie svalutazioni. Tuttavia è probabile che ci siano alcuni aspetti del proprio "sistema di riferimento" che sono considerate particolarmente importanti per la propria sopravvivenza e che si difenderanno con particolare energia, mantenendole così attivamente al di fuori della propria consapevolezza. Per cambiare queste aree percepite inconsapevolmente "vitali" divengono necessari gli stimoli inviati dalle altre persone che non abbiano le stesse "aree grigie". Le proprie famiglie, i propri amici ed il proprio coniuge spesso condividono i propri stessi punti ciechi. Uno dei motivi di lavorare con un terapeuta è di ricevere feedback da una persona che non è soggetta alle stesse aree grigie e che si sia formato, da un punto di vista sia teorico sia personale, nel sostenere il non sempre semplice cambiamento. Cambiamento che per le piccole cose è sufficiente lo stimolo di alcuni amici, ma che per casi più complicati richiede una serie di competenze che è possibile acquisire solo grazie ad una accurata formazione professionale. Non è un caso che per poter essere psicoterapeuti sono necessari almeno 9 anni di formazione professionale. Se una persona, con difficoltà più radicate, inizia infatti a modificare il proprio sistema di riferimento è probabile che contatti paure profonde che richiedono un alto livello di protezione e sostegno per rendere stabile il cambiamento. La formazione del terapeuta offre la possibilità di una particolare attenzione nel confrontare quando, anche al di fuori della propria consapevolezza, si riccorre a tattiche diversive per difendersi dal cambiamento.

OBIETTIVO DELLA TERAPIA

Qualunque processo terapeutico è a sé e va concordato e definito congiuntamente tra terapeuta e clinte/paziente, così come indicato dalla metodologia dell'Analisi Transazionale. Può essere comunque utile definire quello che in linea generale è la direzione di ogni trattamento terapeutico. Faccio qui riferimento alle indicazioni di Lorna Benjamin (2009) che fungono da guida al mio personale approccio alla terapia.

Obiettivo della terapia è quello di aiutare il cliente/paziente ad imparare ad avere relazioni amichevoli ed equilibrate con sé stesso e con gli altri, che non siano caratterizzate da troppo controllo, da troppa obbedienza o da troppo distacco. Esempi di comportamenti da raggiungere sono quello di affermare sé stessi e gli altri; amare gli altri ed accettare il loro amore, nonché amare sé stessi; proteggere le persone amate e sé stessi, avere fiducia.

Le modalità di relazione auspicate si possono associare ai sentimenti di accettare, amare e prendersi cura. riuscendo così ad essere centrati, deliziati e speranzosi. Le modalità di pensiero associate sono quelle di comprendere, migliorare, concentrarsi al fine di essere espressivi, ottimisti e mirati.

Ne consegue che, se sono presenti comportamenti disfunzionali, obiettivo della terapia, è che quest'ultimi diventino meno probabili. Rientrano tra questi atteggiamenti la tendenza ad ignorare gli interessi ed il benessere di sè stessi e degli altri, attaccare sé stessi e gli altri, rinchiudersi in sé stessi, così come tendenze estreme a controllare o sottomettersi.

In base al cambiamento di questi comportamenti disfunzionali diminuiscono la tendenza a non considerare gli altri, ad odiarli o disprezzarli. così come scompare la tendenza ad essere alienati, terrorizzati o agitati. Le modalità di pensiero associate che diminuiscono sono il distruggere o il condannare gli altri, il distrarsi e quindi la tendenza a sentirsi dispersi, chiudere o a rimanere nel segreto.

Come funziona

Decidere di entrare in terapia consiste quindi nel fare un passo verso la cura di sè e richiede l'impegno a frequentare un certo numero di sedute. Si inizia con l'apprendere i propri modi di fare, da dove provengono e a cosa servono. Visto ciò con chiarezza si può decidere se cambiare o no. Infine si può iniziare a lavorare per imparare nuovi e migliori modi di fare.

Quando andare in terapia

La domanda importante da porsi è:

"Voglio investire su me stesso/a?"


Se sei qui su questa pagina forse quel momento è arrivato. Si tratta quindi di prendere una decisione libera, fare il primo passo per iniziare a prendersi cura di sè.