IL DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO

Dott. Fabrizio Caporali

La vita di tutti i giorni chiama ciascun individuo ad affrontare diverse situazioni, più o meno stressanti. Più dell’80% delle persone sane esposte ad un singolo evento traumatico supererà l’esperienza vissuta senza necessariamente sviluppare una psicopatologia. In conseguenza ad un singolo evento traumatico sarebbe comprensibile si sviluppassero reazioni acute di rabbia, ansia, difficoltà del sonno e depressione che sono comuni e anche funzionali al superamento nell'immediato di quell'evento critico e poi, risolversi nell’arco di un breve periodo di tempo. Quando questo processo elaborativo non avviene però spontaneamente, si prolunga oltre il tempo ragionevole, o gli stress subiti si ripetono nel tempo si rende allora necessario ed importante un intervento psicoterapeutico per ristabilire il benessere psicofisico, intervenendo sui sintomi e sulle cause del disagio. Di seguito si farà riferimento alla definizione di eventi traumatici, alla psicopatologia conseguente e ad una modalità di trattamento specifica.


1) Definizione di trauma
Innanzitutto è importante definire il termine Trauma. Dal greco, questa parola sta ad indicare una ferita con lacerazione. Il trauma psicologico è sostanzialmente un danno inferto alla Psiche dell’individuo a seguito di un’esperienza critica, singola o ripetuta nel tempo, detta evento traumatico, che è caratterizzato dall’intensità dell’evento stesso, dall’incapacità del soggetto a rispondervi in modo adeguato e dagli effetti durevoli indotti nell’individuo. In questi termini, sebbene vi sia un carattere di oggettiva gravità, il trauma psicologico è sempre definito in rapporto alle capacità del soggetto di sostenerne le conseguenze. L'impatto di un'esperienza traumatica può essere molto negativo e duraturo nella vita dell'individuo e quindi, quando le ferite psicologiche non si rimarginano completamente e restano aperte, si può parlare di trauma irrisolto. Si può fare riferimento a due diverse categorie di eventi traumatici: grandi eventi traumatici; ed apparentemente piccoli traumi. Il termine "apparentemente" sta ad indicare che non per questo le conseguenze siano di minore gravità. I grandi eventi traumatici sono tutti quegli che minacciano la vita stessa o l’integrità psichica di sé stessi o di persone care, mentre i così detti piccoli traumi sono le esperienze soggettivamente disturbanti caratterizzate da una percezione di pericolo, anche se non particolarmente intensa, al proprio sistema relazionale, quali ad esempio un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative, specie se vissute durante l’infanzia. Sono altresì i traumi dell'attaccamento. Anche se rappresentano situazioni molto diverse tra loro le conseguenze sul piano fisiologico e psichico risultano essere equiparabili tra loro. Inoltre, mentre un tempo si riteneva che la gravità della sintomatologia fosse direttamente proporzionale alla gravità dell'evento stressante, studi clinici sembrano indicare diversamente, ponendo maggiormente enfasi sulla risposta soggettiva dell'individuo all'evento traumatizzante. Passiamo di seguito a considerare le conseguenze psicopatologiche che possono insorgere dall'esposizione ad eventi traumatici, anche a distanza di tempo.

2) Disturbo da stress post-traumatico (DSPT)
Innanzitutto vediamo quali eventi possono solitamente essere identificati come eventi traumatici. Vi sono gli eventi connessi all’esposizione alla guerra, aggressioni fisiche (rapina, scippo, abuso fisico e/o sessuale e abuso infantile), tortura, terrorismo, disastri naturali e gravi incidenti. Vivere uno di questi eventi appena riportati in prima persona, o assisterne direttamente come testimoni, costituisce quindi un primo elemento importante nella possibile insorgenza di complicazioni cliniche. Nel caso tali eventi violenti e accidentali riguardano parenti e amici stretti, ad esempio nei casi di suicidio, gravi lesioni e aggressioni violente, può essere sufficiente il venirne a conoscenza per essere soggetti allo sviluppo di un disturbo. Tra le conseguenze di esposizione a eventi traumatici si sviluppa , per almeno un mese, perlomeno uno dei seguenti sintomi sintomi intrusivi che sono: ricordi intrusivi e involontari dell’evento, sogni spiacevoli correlati all’esperienza, flashback in cui si ha la sensazione che l’evento stia capitando di nuovo, sofferenza intensa e prolungata nel trovarsi vicino a luoghi persone e oggetti che ricordano l’esperienza traumatica e infine marcate reazioni fisiologiche quando si pensa all’evento o ci si trova vicino qualcosa che lo ricorda. È possibile si sviluppino sintomi di evitamento dei ricordi spiacevoli, dei sentimenti o dei pensieri strettamente connessi all’evento, e si cerchi di evitare attivamente persone e luoghi che gliele ricordino. Tra i sintomi negativi, se ne possono sviluppare almeno due tra: problemi di memoria, immagine di sé negativa, biasimo, stati emotivi negativi, riduzione della partecipazione, distacco dagli altri a causa dell’esperienza vissuta, incapacità di esprimere emozioni positive. Anche l’arousal, ossia lo stato di attivazione fisiologica, risulta marcatamente alterato in almeno due dei seguenti modi: aggressività o irritabilità, irrequietezza, ipervigilanza, problemi di concentrazione, esagerate risposte di allarme e difficoltà relative ai disturbi del sonno. Se quanto sopra descritto, viene sperimentato per più di un mese di tempo, crea disagio clinicamente significativo in aree importanti come in ambito sociale o lavorativo e vengono escluse le cause dovute agli effetti di sostanze o altre condizioni mediche, si tratta certamente di DSPT. Le risposte sono poi individuali e in alcuni casi alcuni individui possono sperimentare anche sintomi dissociativi persistenti di depersonalizzazione, ossia sentirsi distaccati dal proprio corpo, o di derealizzazione, ossia distaccati dall’ambiente che li circonda.

3) La terapia del DSPT
Il trattamento del DSPT richiede un intervento professionale specializzato ed è quindi fondamentale l'alleanza terapeutica per un esito positivo del trattamento professionale. È infatti importante che il paziente sia a proprio agio nel collaborare con il professionista.

5) AIP ed EMDR
L'EMDR è uno dei trattamenti più diffusi e con maggiori prove di efficacia nella cura del DSPT . La sigla EMDR sta per Eye Movement Desensitization And Reprocessing, ossia Desensibilizzazione e Riprocessamento tramite i Movimenti Oculari. Il modello alla base della terapia con EMDR è il modello AIP: Adaptive Information Processing cioè Elaborazione Adattiva delle Informazioni. Tale modello prevede vi sia un equilibrio neurologico in un sistema fisiologico che permette l'elaborazione degli eventi in modo funzionale ed adattivo. In altre parole ciò che si sperimenta viene appreso e immagazzinato con l'emotività adeguata e reso disponibile per usi futuri. Tale trattamento psicoterapeutico ha la capacità di promuovere l'integrazione delle memorie traumatiche registrate in modo frammentario e disgiunto. Nel caso di grandi eventi traumatici è possibile infatti che il sistema elaborativo naturale salti per cui i processi integrativi vengono meno e le informazioni acquisite al momento dell'evento restano bloccate a livello neurologico come immagini, suoni, emotività e sensazioni nel loro stato altamente disturbante. Questo materiale "non digerito" continua ad essere innescato da stimoli interni ed esterni, generando i classici sintomi di DSPT prima accettati quali ad esempio flashback, incubi e pensieri intrusivi. Alla luce dei riscontri clinici emergenti dall'uso dell'EMDR in terapia, è possibile quindi ipotizzare che la stimolazione dei movimenti oculari secondo le procedure psicoterapeutiche, sia in grado di riattivare il normale processo di apprendimento adattivo dell'informazione, irrompendo nel sistema chiuso delle reti neuronali disfunzionali e permettendo delle nuove connessioni, che integrano e modulano, con le parti funzionali.